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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

Attraverso la lingua

Sardo e profano

La parola è la storia, è perciò anche il nostro filo d' Arianna, il veicolo privilegiato di un viaggio attraverso, in un percorso faticoso e abissale che percorre all'incontrario il flusso del tempo, giù giù, fino a un luogo di espansione iniziale, la prima infanzia dell'umanità, nella quale per essa è posta coscienza a ciò che era l'innocenza inconsapevole della natura.

E' un percorso di suoni evocati, di richiami ripetuti, come echi lontani, che attraverso continui rimbalzi ci guidano fino a una valle originaria, lungo una strada di ostacoli a volte insormontabili e di diramazioni cieche.

Ma in questo viaggio è quasi una escatologia profana, il dileguo delle esistenze individuali in una terra comune, accogliente e buona, un'anima bambina e stupita che guarda il mondo per la prima volta e la consapevolezza intima e orgogliosa di una appartenenza comune e condivisa alla condizione umana, dolorosa e superba, invidiata dagli dei.

Ci sono pochi luoghi, irripetibili e magici territori di un altrove, dove non tutti i fili sono spezzati e parole antiche segnano la terra come frammenti materiali di monumenti di pietra, espressione paradigmatica di una identità altra, generata e alimentata da una storia lunga di conflittualità permanente, oltre il limite fisico e simbolico dei territori di conquista e di omologazione.

L'area montana centro-orientale della Sardegna, con qualche migliaio di toponimi e qualche centinaio di radici, in percentuali sconosciute in tutta la restante area romanza d'Europa, conserva la testimonianza, preziosa e rara, dell'antica lingua altrove cancellata, la portata forte di un piatto, quello delle origini e del popolamento del Mediterraneo e dell' Europa, che vale quasi due secoli di studi di prestigiose università europee ed americane.

Il filo d'Arianna

La lingua sarda conserva testimonianza viva delle vicende del popolamento e della storia e rappresenta lo strumento principale per la ricostruzione di quei periodi che mancano di documentazione scritta, in particolare per le età più antiche.
Nella parte centro orientale della nostra isola si concentrano, in percentuali uniche fra le lingue romanze d'Europa, nei relitti della toponomastica e nei nomi di piante , animali e più raramente altri nomi e forme verbali, un corpus di elementi linguistici che gli studiosi denominano nel suo insieme''sostrato paleosardo''.

Questo sostrato, che il Wagner definiva la ''sfinge sarda'', è stato a lungo impenetrabile agli sforzi dei linguisti, fino a quando, recentemente, la pubblicazione a fine 2010 a New York e Berlino e in Italia degli esiti di una lunga ricerca condotta sul campo dal Prof. Eduardo Blasco Ferrer, accolto con favore dalla comunità scientifica internazionale, ha aperto la strada all'interpretazione di centinaia di lemmi finora oscuri.

Emerge in modo particolare l'elevato numero di radici che trovano spiegazione con il paleo basco e con l'iberico, che concordemente ai risultati delle ricerche genetiche evidenziano la prevalenza di vettori occidentali nel popolamento preistorico della Sardegna.
Loceri, coerentemente con il contesto territoriale di appartenenza, risulta completamente immerso in una ricca rappresentanza di micro toponimi che segnano il territorio e tramandano in una stratificazione linguistica molto ampia, dal mesolitico al neolitico e all'età del bronzo, i referenti del paesaggio e dell'insediamento umano primitivo.

Da qui la proposta, finora unica in Sardegna, di ripercorrere, attraverso un itinerario ad anello, già collaudato e verificato con il Prof. Blasco Ferrer, un viaggio affascinante che ricostruisce il significato dei nomi di luogo tramandati in modo inconsapevole nella testimonianza orale della comunità, illustrando nei numerosi idronimi , nei termini geomorfici e delle colorazioni del paesaggio, gli aspetti essenziali e significativi legati all'uso del territorio.

1o Itinerario toponomastico nei dintorni di Loceri

L'itinerario parte dalla piazza principale di Loceri (Lok, da una base basca Logi, sta per terreno alluvionale), di fronte al comune e alla chiesa, e richiede all'incirca tre ore.

La prima tappa è alla sorgente di Serra Uleri, (da Ola, capanna primitiva in basco, con il passaggio o>u frequente nel Sardo) poi proseguendo si può vedere dall'alto la sorgente di Istinnéi ( con e aperta, che presenta la forma basca istil o istinga, che significa appunto sorgente) . Saliti sulla provinciale si vede Monte Cuccu (Kuk è forma molto antica, sicuramente mesolitica, diffusa dalla Spagna all'India e che dovunque sta ad indicare una cima, un monte.) e Chirindeu (roccia bianca, da Kiri forma dell'iberico Kere e del Mediterraneo Kar(r)a per roccia e deu probabilmente bianco). Si sale poi al nuraghe con villaggio di capanne Serra Uleri con splendida vista sul Tirreno, sotto il costone di Bob' ‘e Lacci (da bau, latino vadum + alacci forma rara paleo sarda per indicare l'agrifoglio).

Scendiamo poi nella la zona di Istùni (funtana bona, con Istil, sorgente, fontana + on, buono in Basco), con le numerose sorgenti e la cresta di porfido rosso ad arco di Bàrculis (Bàrcuris a Lanusei, sorgenti rosse da bar luogo d'acque e cur, cor, da gorri, rosso in Basco), con la piana sottostante ricca di acque sorgive.

Poco sotto il deposito dell'acquedotto comunale, si attraversa il ponticello di Bob' ‘e Isti (guado presso la sorgente), si scende a Sirtàna (il margine la scarpata, ertz in Basco, più l'articolo basco S) una valle che termina con una scarpata sul fiume di Funtana ‘Eccia e si vede sulla sinistra il picco porfirico di Cuccureddu.

Tornati sulla statale si prosegue sulla destra in direzione di Lanusei e si incontra il ponte sul rio Gurgurùi (Dall'idronimo org o urg con una consonante prostetica G) , che affianca, per un tratto, nella vallata, la cresta porfirica di Serra ‘e Navis ( Serra ‘e Navra a Lanusei, nava è spagnola, naba in basco, indica una pianura fra montagne); lungo il percorso il torrente prende successivamente il nome di Carcadorgiu, s'Erriu ‘e Marina, Bob' ‘e Lasta (lats, torrente in basco), Malamatudeni.

Dal ponte si vedono sulla sinistra, in direzione Monti ‘e Teréi (con e aperta), la collina pronunciata di Perda Oliàna, con rocce porfiriche sulla cima e la costa di Ardalài (ardi, pecora in basco).

Sotto Monti ‘e Terei la valle di Taréstus (con e aperta) e di profilo sulla destra le colline granitiche con i nuraghi del salto di Ilbono. Si torna ora indietro sulla statale al punto di partenza nella piazza.

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